Mutazioni in Borderland

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Borderland: il nome di questa rubrica descrive piuttosto bene i miei gusti, mantiene alta l’ambiguità sui contenuti: c’è horror, ma non solo; c’è altro oltre all’horror, ma non necessariamente; e poi, cosa sia questo altro oltre non è chiaro a nessuno, il che è un modo come un altro per dire: Territori di confine: faccio quello che mi pare.

Nota critica: Walter J. Ong – Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola

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Muovendosi ai confini di un territorio di transito tra la linguistica l’antropologia, la critica letteraria, e «tanti aspetti della condizione umana» ─ un territorio questo già parzialmente esplorato da studiosi quali Milman Parry, Eric Havelock, Albert Lord, Marshall McLuhan ─ Ong si interroga soprattutto sui rapporti che intercorrono tra oralità e scrittura.

Is there a body in this body?

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can we really state that the electronic highways and the virtual culture, are just sophisticated systems in charge for the dissolution of our body and of the experience of reality?

Towards a definition of multimediality

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In dealing with multimediality and multimedial texts we are often struck by the fact that thick layers of meanings tend more and more to grow around words such as media, multimedia and multimedial communication. But the word Multi ─ more than one ─ does not really tell us much about the relations among the ‘things’ that are somehow joined together, or about those things themselves.

Narrativa ipertestuale? Non ancora, grazie!

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Riuscirà la narrativa ipertestuale, nata e cresciuta sul Web, a soppiantare il libro? E quali conseguenze avrà sui nostri processi cognitivi la rappresentazione del sapere in forma ipertestuale?

I 365 modi dell’amore

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I 365 modi dell’amore Con Gioia mi piace sperimentare. Mi aveva detto «Scoprimi!» un certo numero di volte. «Scoprimi!» guardandomi con aria di sfida. Scoprire significa: togliere ciò che nasconde, protegge; rivelare, far capire, arrivare a conoscere ciò che prima … Continued

Dalla finestra, i suoi occhi

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Ci siamo conosciuti guardandoci. Senza parole. Io affacciato in finestra, lei di fronte, incorniciata nella sua. Eravamo troppo lontani per sentirci o per distinguere i dettagli di un sorriso, di uno sguardo. Ci guardavamo e basta. Poi è successo tutto in fretta. Potrei dire, brevemente: ci guardavamo, molto. Guardarla era diventata un’abitudine per me, forse una necessità. Poi ci siamo incontrati. Mi ha parlato. Dopo, altre parole, un invito. Un altro. E il resto. Come altro avrebbe potuto finire, secondo voi?

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