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fiction
Io, l'autore e il narratore
| Published in: Writers Magazine Italia 7, (Mar. 2007). Milano: Delos Books.11-13. |
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In letteratura non è raro trovare un io-narrante che ci racconta la sua storia. Ma dietro quella voce narrante che dice “io” si nascondono insidie e problemi che rendono questa forma narrativa una delle più difficili e complesse da gestire. Chi narra veramente la storia che leggiamo? In quale tempo è stata scritta e a quale tempo si riferisce? E chi è il vero scrittore di una storia mai scritta?
"Tu stai per leggere questo articolo che io ho scritto, ma aspetta!, ti do un consiglio, fermati e chiediti: chi è questo io che mi parla, proclamandosi l'autore di questo articolo? L'autore assassino
"– Ti va un biscotto? – gli chiedo, infilandomi una mano nella tasca. Il piccolo annuisce, lentamente, ma prima che possa ringraziarmi, io tiro fuori di tasca il coltello e, rapidamente, glielo ficco nel collo. Sbigottito, il bimbo arretra contro il bidone, gorgogliando come un infante."
Bene. L'io-narrante di una storia è l'autore, dite voi. E allora spiegatemi perché Bret Easton Ellis, autore del frammento, è ancora a piede libero e libero di scrivere. Possibile che, dopo le sue così esplicite dichiarazioni, nessuno si sia mai accorto che è lui l'ammazza-bambini di New York?E che dire poi di quest'altro narratore?
"Mi sono trasferito. Prima abitavo all'Hotel Duke, all'angolo di Washington Square. La mia famiglia ci viveva da generazioni, e intendo dire come minimo due o trecento generazioni. Ma non fa più al caso mio. Il posto è degenerato."
La voce in questo racconto di Patricia Highsmith, Riflessioni di uno scarafaggio, è quella di un simpatico scarafaggio-filosofo in cerca di una nuova abitazione. Però, da quel che ricordo dalle foto, la signora Highsmith non assomiglia molto a uno scarafaggio.E quindi, chiedo ancora: siamo proprio certi che autore e narratore coincidono? O forse è meglio pensare al narratore come quel personaggio che nella storia narrata dice io? In che tempo siamo? "Ero stomacato… stomacato a morte di quella lenta agonia, e quando alla fine mi slegarono e mi permisero di sedere, ebbi l'impressione che i sensi mi abbandonassero. La sentenza, la temuta sentenza di morte, era stata l'ultima percezione distinta a raggiungere le mie orecchie."
Ė così che Poe inizia il suo Il pozzo e il pendolo. Qui, il narratore ci dice, pur senza esplicitarlo: "Io, ora, vi racconto gli eventi che mi sono accaduti in un certo passato." Una forma come questa ci è familiare; ci rassicura. Ė così, al passato, che siamo abituati a leggere la maggior parte delle narrazioni. Tutto funziona; e anche quando il passato è filtrato da un io-narrante, la cosa non sembra disturbarci. Direi quasi: il tempo di una storia così raccontata è invisibile ai nostri occhi di lettori.E poi c'è il presente, e col presente cominciano i problemi. Vediamo perché a partire da un estratto da La caduta degli zebedei di Andrea G. Pinketts.
"Io appartengo a una categoria in cui Eros e Thanatos trionfano. Moriamo ogni volta che si fa all'amore. Sono un preservativo. Mi chiamo Jerry. Jerry O'Rgasmo."
Jerry, il narratore, è speciale. Narra in prima persona. Narra al presente. Noi lettori siamo con Jerry, adesso (nella testa di un preservativo!) mentre lui ci racconta con trepidazione le avventure erotiche del suo padrone. Fedeli al principio di sospensione dell'incredulità (si veda il N. 5 di WMI sulla coerenza), se leggiamo, nel presente, le gesta di un narratore che ci racconta la sua storia, riusciamo a credere a un mondo dove noi lettori incarniamo il ruolo più perfetto di voyeur: per un tempo magico lungo quanto la lettura, non scrutiamo più la vita del personaggio a distanza, ma noi siamo il personaggio. Diventiamo telepatici. Pensiamo con lui. Ė con lui che guardiamo il mondo. È delle sue emozioni che ci riempiamo. L'immedesimazione è totale. Forse nessun altra voce ha questa capacità di intrufolarsi nella vita di creature inventate. Gli altri punti di vista si tengono a distanza; lontano, più vicino, ma sempre a una certa distanza. La prima persona no; quella distanza la cancella. Lo scrittore assente Maneggiare con cura |

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