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I 365 modi dell’amore

 

Con Gioia mi piace sperimentare. Mi aveva detto «Scoprimi!» un certo numero di volte. «Scoprimi!» guardandomi con aria di sfida. Scoprire significa: togliere ciò che nasconde, protegge; rivelare, far capire, arrivare a conoscere ciò che prima era ignoto. Ogni volta ho provato ad accogliere la sua sfida con queste parole in mente.
L’ho scoperta con gli occhi guardandola nuda. Prima da lontano, poi da vicino per rivelare certi dettagli. Con l’orecchio appoggiato al suo corpo ho ascoltato i battiti del suo cuore, i misteri rumorosi del suo stomaco, il fruscio che produceva muovendosi tra le lenzuola. Mangiarla non potevo, ovviamente, così l’ho leccata, ricordandomi che era saporita, che certe parti di lei erano dolci, altre salate o aspre. Ho provato anche a toccarla con gli occhi chiusi, così che fossero solo le dita a dirmi di lei: la sua ruvidità, il calore. In quanto agli odori, be’, c’è un vocabolario intero di odori scritto su di lei; il mio compito: decifrarlo.
Ho anche provato a scoprirla più in profondità. Sottopelle. Con una lama, aprendola un po’ fino a svelare i luoghi dell’incontro tra sangue e dolore, tra passione e paura. Così sondavo anche i limiti della sua voglia di essere scoperta.

Oggi però mi ha fatto una richiesta nuova: «Coprimi!». Nei suoi occhi c’è l’idea che forse la deluderò. Sa bene che è facile coprirla con luoghi comuni: coprirla col mio corpo, coprirla d’amore. Di baci e di carezze. Di ricchezza. Eccetera. O potrei coprirla di vestiti, ma anche questo gesto, come gli altri, sarebbe solo la dichiarazione della mia sconfitta. Da me Gioia si aspetta qualcosa di diverso.
Oggi è il 31 dicembre. Fuori nevica, è freddo. Dentro c’è Gioia nuda sul letto sfatto, in attesa di essere coperta. Rifletto a lungo su come soddisfare la sua richiesta. Sul comodino  c’è l’antologia dei “365 racconti per un anno”. 365 modi di declinare l’erotismo. Neanche il Kamasutra era arrivato a tanto. 365 storie per narrare l’infinita varietà di modi in cui ci si può amare, toccare, scontrare, affondare, farsi male, scoprirsi. Prendo il libro, lo apro, mi avvicino a Gioia e strappo la prima pagina. «Primo gennaio!» le sussurro. Appoggio il foglio sul suo stomaco. Seni turgidi e glutei sodi e gambe spalancate fatte di parole incontrano la sua pelle.
«Tre gennaio!» le dico. Nuovo foglio su di lei. Altre parole sulla pelle. Abbiamo un anno intero di parole davanti. Parole per coprirla con le scoperte degli altri.  E Gioia sorride, e non c’è delusione nei suoi occhi.