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Dalla finestra, i suoi occhi

Published in: Writers Magazine Italia 16, MI: Delos Books. 31.
 

Ci siamo conosciuti guardandoci. Senza parole. Io affacciato in finestra, lei di fronte, incorniciata nella sua. Eravamo troppo lontani per sentirci o per distinguere i dettagli di un sorriso, di uno sguardo. Ci guardavamo e basta. Poi è successo tutto in fretta. Potrei dire, brevemente: ci guardavamo, molto. Guardarla era diventata un’abitudine per me, forse una necessità. Poi ci siamo incontrati. Mi ha parlato. Dopo, altre parole, un invito. Un altro. E il resto. Come altro avrebbe potuto finire, secondo voi?
Ma non è questo che vorrei raccontare. Preferisco una storia diversa. Ci guardavamo. Casualmente come due vicini di casa affacciati alla finestra. Era lontana e non potevo capire se era bella. Per saperlo ho usato una videocamera: si affacciava per fumare, fumava tanto, si affacciava continuamente. Zoomavo al massimo, riempivo lo schermino da 3.5” con l’immagine della sua finestra, e lei dentro, affacciata. Ha il naso all’insù, ho scoperto, come piace a me. E occhi rotondi. Si mangia le unghie. Si tocca i capelli di continuo. Le dita lunghe. Un anello all’anulare. Labbra sottili. Guarda in basso, in strada, e sposta la testa con brevi movimenti a scatto. La videocamera mi aiutava a scoprire ciò che la lontananza tra noi mi nascondeva. Una volta si è accorta della mia videocamera. Ha sorriso, ha continuato a fumare, indifferente. La volta successiva aveva in mano una macchina fotografica puntata su di me. Era chiaro che entrambi cercavamo un modo per diminuire le distanze.
Poi, l’incontro. Un giorno d’agosto, le strade vuote. Si è affacciata a fumare. Mi ha visto. Mi ha fatto un cenno con un dito puntato in basso. In breve eravamo al centro della strada, il giusto punto di mezzo tra la sua finestra e la mia.  L’asfalto si scioglieva. L’ho vista da vicino per la prima volta, continuava a essere bella. Sudavo molto. Anche lei sembrava sopraffatta dal troppo caldo. Era inevitabile spezzare l’equilibrio che ci teneva fermi sotto a quel sole eccessivo. L’ha presa lei l’iniziativa: uno scatto della testa, un giro d’occhi in direzione del suo palazzo.
Ora lo so che è bella davvero.  Ora di lei so molto altro. So com’è fatta sotto ai vestiti, conosco le doppie punte dei capelli che continua a torturarsi. Ha una bella voce morbida. So quello che c’è dietro le sue labbra, il sapore della sua lingua. So che le piace quando la sfioro: freme, sono brevi sospiri che mai avrei immaginato mentre la guardavo in finestra. So anche il suo nome, ora, ma non ve lo dirò.